In un precedente post abbiamo parlato dell’intenzione, da parte di Sony, di interrompere la produzione dei floppy, i dischetti compagni di mille avventure. Ebbene, per i nostalgici e gli interessati, Verbatim, in un comunicato stampa, ha annunciato che non è ancora intenzionata ad interromperne la produzione.
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È stata una delle prime tecnologie di archiviazione ad avere una diffusione di massa, ma ormai il progresso, dopo circa 30 anni, ha portato nuovi prodotti più veloci e capienti.
Dal marzo del 2011, Sony, che ha inventato il formato da 3,5 pollici di cui detiene ancora una quota del 70% di mercato, interromperà la produzione dei floppy disk e quindi manderà in pensione i famosi “dischetti” di plastica.
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La fotografia digitale nacque dall’esigenza di dover abbattere i limiti della pellicola; infatti la ricerca del settore volse proprio in questa direzione quando, nel 1975, si sviluppò un primo prototipo di macchina fotografica concettualmente digitale che non richiedeva l’utilizzo del rullino.
Pochi anni dopo, la sperimentazione di nuove tecnologie portò Sony ad utilizzare un supporto di memorizzazione magnetico all’interno della macchina fotografica, quindi sviluppare un primo modello di fotografia quasi completamente digitale, in quanto le immagini venivano trattate ancora analogicamente (proprio come un qualunque televisore dell’epoca).
Nell’agosto del 1981 fu sviluppata la Sony Mavica, che conobbe notevoli miglioramenti in tutto l’arco della sua “tecnovita” (dai floppy disk, ai CD e infine alle memory stick), giungendo con gli ultimi modelli fino ai primi anni del nuovo millennio.
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Le moderne chiavette USB rappresentano certamente un’ottima soluzione per archiviare i propri dati: di dimensioni ridotte, comode e auto installanti, godono di una maggiore capacità di memoria e velocità di scrittura.
Ma il recente e incessante sviluppo tecnologico ha contribuito a farci trascurare qualche tappa fondamentale.
Probabilmente, non saranno in molti a ricordare il primo dispositivo di memoria portatile: un “misero” Floppy Disk, in grado di contenere appena 80 KB.
Ideato da David Noble della IBM nell’ormai lontano 1967, il primissimo “dischetto” misurava 8 pollici di diametro ed era, in realtà, un supporto di sola lettura.
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Bene, dopo i due post iniziali sulla scelta dei pezzi e al montaggio del processore e siamo pronti ad installare il nostro hard disk, per questo articolo ho scelto un hard disk Sata da 320 GigaByte dato l’andamento dei prezzi al ribasso la marca non ha importanza, rimettiamo il case in posizione verticale e, in una bay da 3,5 pollici inseriamo l’hard disk, lo fissiamo con 4 viti negli appositi fori, estraiamo il cavo SATA dalla confezione della mainboard, normalmente è rosso con i connettori neri, l’alimentazione la prendiamo direttamente dall’alimentatore che ha già il connettore pronto per le periferiche SATA, operazione veramente semplice.
Normalmente gli hard disk nuovi sono già configurati come Master, cioè, il primo hard disk che verrà cercato dal BIOS, però, per sicurezza, accertatevi che il Jumper (ponticello) sia posizionato come Master, la posizione e i ponticelli possono variare a seconda del modello di hard disk , basta comunque verificare sul dorso dell’hard disk dove solitamente si può trovare un adesivo con specificato l’ordine dei jumper.
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