Tra gli anni ’60 e i ’70, vi fu una società all’avanguardia soprattutto nel campo dei supercomputer, ovvero quei calcolatori che per costo/mole/impiego vengono indirizzati non all’utenza singola ma a grosse realtà.
Questa è la CDC ovvero Control Data Corporation, nata nel 1957 e attiva inizialmente in un campo completamente differente dalla progettazione di supercomputer.
Poi però, agli inizi degli anni ’60 William Norris, CEO della CDC, decise che era giunto il momento di competere ad armi pari con avversari del calibro di IBM, e per fare questo iniziò ad espandere la propria società.
Tutto ciò porterà la CDC, nel 1964, a presentare il supercomputer CDC 6600, rimasto insuperato fino al ’69, con l’avvento del suo successore.
Continua »
Spesso chiamata anche X68k, si tratta di un vero e proprio home computer made in Japan e prodotto dalla Sharp Corporation, il quale ha vissuto un’ottima carriera come sistema per videogiochi.
Il cuore di questa macchina è una CPU Motorola 68000, adottata anche negli stessi anni da Amiga e Atari ST. Ma le differenze si fermavano qui, perché come vedremo meglio, vista per intero la X68000 si presentava superiore a queste ultime, almeno nelle sue configurazioni iniziali.
Siamo nel 1987, e sul mercato fa la sua comparsa questa nuova macchina. La sua CPU, come abbiamo detto, è condivisa anche da altre macchine, ma, in questo caso, “viaggia” con qualche megahertz in più, arrivando a 10 MHz.
Il design si presenta differente da quanto era usuale per l’epoca, un doppio tower interconnesso con al centro una maniglia, e pensato per essere esposto in verticale. Inizialmente erano presenti due floppy driver da 5,25″, i quali lasciarono poi il posto a un doppio drive da 3,5″.
Continua »
Tempo fa, in un passato articolo, parlammo della nascita del computer comunemente chiamato IBM PC (per la precisione il modello era il 5150) e della conseguente nascita di uno standard di fatto come il computer IBM compatibile, senza dubbio una delle basi dell’informatica dei giorni nostri.
Questo accadeva nel 1981, mentre ben sei anni prima, nel 1975, la stessa casa commercializzava un altro modello, il 5100 Portable Computer.
Continua »
Siamo nel 1984, e dopo soli due anni dall’uscita del Commodore 64, Commodore Business Machine individua una nuova fetta di mercato in cui cercare di essere presente piazzando una delle proprie macchine.
In quegli anni, CBM aveva a listino sostanzialmente due personal computer. Si trattava del VIC-20, il quale era orientato alla economicità di prodotto, e il C-64 orientato invece ad una fascia prodotto ben più costosa.
Continua »
Spesso cinema e tecnologia vanno a braccetto e si integrano a meraviglia. Poi invece, capita che in alcuni casi, si arrivi a critiche anche abbastanza dure, soprattutto quando il primo viene utilizzato come veicolo per cercare di imporre la seconda.
E proprio una situazione del genere si verificò quasi vent’anni fa, quando negli Stati Uniti venne prodotto il film “Il piccolo grande mago dei videogames” (titolo originale “The Wizard”), il cui maggiore scopo era quello di pubblicizzare prodotti Nintendo che stavano per essere immessi sul mercato.
Ovviamente esisteva una trama, e guarda caso era rivolta ai ragazzi i quali, nei fatti, dovevano essere i maggiori destinatari del messaggio pubblicitario.
Continua »
Nel corso della sua vita, Nintendo ha sempre cercato di innovare il settore video ludico, e se oggi si trova nella sua posizione di venditore dai grandissimi numeri pur non disponendo di una piattaforma “tecnicamente” superiore alle concorrenti, questo suo ottimo risultato è da imputarsi in buona parte alla sua capacità di innovare.
Oggi, se crediamo che i vari controller attualmente disponibili per la console Wii siano quasi futuristici e all’avanguardia, ci basta fare un piccolo balzello indietro di circa venti anni, non di più, per ritrovare un’altra innovazione degna di nota.
Continua »
Nei vari fallimenti della storia dell’informatica, possiamo trovarne tanti in ambito hardware, quanti in quello software. Oltre questi però, non dobbiamo dimenticare un altro particolare settore in cui è facile non avere successo, e cioè quello degli standard.
Proprio in questo ambito va a posizionarsi un linguaggio di programmazione come VRML, ovvero Virtual Reality Modelling Language, il quale prometteva una cosa sostanzialmente semplicissima, eppure allo stesso tempo complicata: regalare alla bidimensionale navigazione Web una terza dimensione.
Continua »
Nel mare delle applicazioni, degli studi, e di tutto ciò che non ha reso quanto si sperasse, trovano posto anche futuri standard poi mai divenuti tali.
In questo caso parliamo di Apple, quando nel suo periodo senza Steve Jobs al comando, decise di imbarcarsi nello sviluppo di un nuovo framework chiamato OpenDoc, e in grado di apportare un notevole cambiamento nella gestione dei documenti.
Continua »
Negli anni ’70, il maggiore fornitore di chip per calcolatori era Texas Instruments, e ovviamente tutti basavano i layout delle proprie macchine su quei chip. Tutto filava liscio, almeno fino a quando TI non decise di far lievitare il costo dei suoi prodotti.
A questo punto, Commodore scorge all’orizzonte una giovane realtà, ovvero MOS Tecnology Inc. produttrice proprio in quegli anni di un microprocessore a basso costo, il MOS 6502. E da qui nascerà il primo personal computer 8 bit tutto in uno made in Commodore.
Continua »
Siamo agli inizi degli anni ’60 e lo sviluppo di pellicole fotografiche a colori è in piena fermentazione, mentre le macchine cercano di ridurre sempre più le loro dimensioni.
Kodak è un grosso produttore, reduce sia di molte innovazioni sul fronte delle pellicole, sia di una serie di macchine fotografiche con cui cerca di rendere la vita facile a tutti, nell’ottica che l’ha sempre contraddistinta nel panorama fotografico.
Ed è proprio in quest’ottica che l’azienda decide il passo successivo e da il via allo sviluppo e relativa commercializzazione della serie Instamatic.
Continua »