Lente rossa, lente blu. Al cinema infilavi quegli strani occhiali colorati dalla montatura di cartone bianco e improvvisamente le immagini uscivano dalle due dimensioni della proiezione per sorprenderci con la terza dimensione.
Ma funzionavano veramente? Oppure l’unico film che è uscito realmente dallo schermo è “La rosa purpurea del Cairo” (citazione anch’essa vintage… 1985) di Woody Allen?
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Nel settembre del 1949 l’ingegnere americano A.D.Weir inventò il Photo-Pac, la prima macchina fotografica monouso (in inglese “disposable” o “single-use camera”).
35-mm, senza parti in metallo e meccanismi per riavvolgere la pellicola, il Photo-Pac arrivava a fare 8 scatti. Poi si infilava in una cassetta delle poste e dopo sette giorni arrivavano le foto a casa.
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I walkie-talkie (in inglese “handheld transceivers”) sono delle radio ricetrasmittenti bidirezionali, dotate di antenna, poco più grandi di un telefono cellulare.
Furono inventati da Alfred J. Gross (conosciuto anche come Irving A. Gross) durante la seconda guerra mondiale. Secondo alcuni la paternità spetta al canadese Donald L. Hings.
All’inizio la funzione del walkie-talkie fu prettamente militare, solo nel 1976 vennero declassificati da top secret e proposti al grande pubblico.
Ebbero, e hanno ancora, un grande successo nella sicurezza pubblica, in molti settori lavorativi, a livello amatoriale fino ad arrivare ai giocattoli per bambini.
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La Policar, che diverrà Polistil nel 1974, è un marchio della APS-Politoys (siamo nel 1955).
Per più di trent’anni si affermò tra i leader nella produzione di giocattoli in Italia, grazie alle piste elettriche per slot car, riproduzioni scala 1/24 (in seguito 1/36) di automobili da corsa che correvano su di un solco (slot) tra due binari paralleli elettrificati. La pista di plastica era componibile, e le automobiline dal motore elettrico venivano comandate dal giocatore con un pulsante che gestiva la quantità di corrente che passava attraverso i binari; tradotto: la velocità.
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Tra gli anni 80 e i 90 venne messo in commercio in Italia, da Giochi Preziosi, Emiglio, il robot tuttofare.
Era alimentato a pile e comandabile attraverso il radiocomando. Anni duri per chi si chiamava Emilio: oltre a vedere il proprio nome su un robot, questo era storpiato con una g probabilmente solo per far funzionare il martellante slogan “Emiglio è meglio”.
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Dopo il successo del virtual pet Tamagotchi, il famoso cucciolo da accudire uscì dallo schermo a due dimensioni per diventare “reale”, in pelo e chip. Ed ecco il Furby, come spiega il suo stesso nome: “fur” (pelliccia) e “ball” (palla), insomma, una palla di pelo.
Nel 1998 Dave Hampton e Caleb Chung diedero vita a questo primo animale robotico e interattivo prodotto per la Tiger Electronics; venduto inizialmente per 35$, visto il suo enorme successo arrivò a costare oltre 100$.
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Il Monoscopio (termine dell’antica “TV” greca: “mono” uno solo e “scopio” osservo) è
“uno speciale tubo di ripresa, usato nella tecnica televisiva per la trasmissione di un’immagine fissa costituita da una serie di figure geometriche e che consente la messa a punto e la regolazione dei ricevitori” (De Mauro).
Insomma, è un test per il televisore, un esame di maturità cui si sono dovuti sottoporre milioni di schermi nel corso degli ultimi decenni. Ma è anche un simbolo degli anni 70.
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Il passaggio dalle lancette alle cifre più che un orario ha un anno, il 1972, e un colore, il rosso.
Il Pulsar, il primo orologio da polso digitale, fu prodotto della collaborazione tra
Hamilton Watch Company e Electro-Data.
Come abbiamo già accennato, sfruttava la tecnologia LED (“Light Emitting Diode”) e sul display c’erano sette segmenti rossi che andavano a comporre, in quattro cifre, ore e minuti. Attraverso la pressione di un pulsante per qualche secondo l’orologio si illuminava di rosso e si poteva leggere l’ora.
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Il tentativo di rendere le lancette dell’orologio da polso un ricordo “vintage” avvenne nel 1972, con il prototipo Pulsar. Commercialmente parlando non fu un grande successo, ma l’idea era buona e come spesso succede, fu migliorata.
Il passaggio fondamentale, come abbiamo già visto in diversi casi targati anni ’70, fu quello dalla tecnologia LED (a diodi) a quella LCD (a cristalli liquidi). La Seiko nel 1973 mise in commercio il modello Quartz 06LC, considerato il primo orologio da polso digitale.
I segnali elettrici erano mandati direttamente al pannello a cristalli liquidi dove venivano convertiti in 6 cifre per indicare il tempo, ore, minuti, secondi.
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Sapete contare fino a dieci? Bene… l’elettronica ha imparato a contare, o meglio a farci leggere i suoi numeri, grazie ad un brevetto del 1908. Questo centenario dispositivo elettronico, il display a sette segmenti, ha permesso ad intere generazioni di usare le calcolatrici, guardare l’ora sull’orologio, capire quanto dovessero aspettare in fila vedendo i segnalatori appesi al muro.
Il display a sette segmenti tradizionale è costituito da 7 diodi LED disposti come a comporre un 8, più uno a fare il punto per i decimali.
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