Author Archives: Fabio Carletti

Bang & Olufsen Beogram 1200, gira il disco con stile

Riponete per un momento il vostro iPod e lasciatevi prendere dall’emozione di sentir girare un vinile.

Probabilmente ai più giovani di voi manca del tutto questo tipo di esperienza se non avete almeno curiosato fra gli LP di qualcuno più attempato.

Il vinile sembrava morto pochi anni fa ma grazie agli audiofili, ai nostalgici, ai collezionisti, e soprattutto agli amanti del vintage, sta indubbiamente vivendo una nuova giovinezza e le vendite di 33 giri (ristampati) sono tornate a salire.

Se volete riscoprire il calore del suono analogico, quello che presentiamo oggi è un giradischi che ha fatto storia a sè, probabilmente non il migliore in senso assoluto ma, a parer mio, il più bello: il Beogram 1200 della danese Bang & Olufsen.

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Rally-X, un successo mancato per Namco

Dopo aver spopolato con Pacman, Namco nel 1980 sfornò Rally-X, un altro capolavoro basato sull’identico hardware e con un game-play simile sotto molti aspetti a quello del suo cugino giallo mangia-palline.

In Rally-X, il giocatore controlla un’automobilina blu all’interno di un labirinto, con lo scopo di raccogliere 10 bandierine gialle (tanto care a Namco) prima di esaurire il carburante.

L’auto si avvia automaticamente nella direzione in cui è spinto il joystick e l’urto con una parete le farà semplicemente invertire la marcia e continuare come se nulla fosse.

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Space Panic, il primo platform-game della storia

Universal era una piccola e semisconosciuta compagnia del Nevada quando nel 1980 lanciò Space Panic, un arcade che, sebbene non abbia goduto della fama che meritava, può essere considerato a tutti gli effetti il primo platform-game della storia, anticipando di un anno il famoso Donkey Kong.

Al personaggio controllato dal giocatore manca ancora la capacità di saltare ma sono già presenti tutti gli altri elementi distintivi del genere: le piattaforme disposte in modo irregolare a diverse altezze, collegate da scale e popolate da strane creature.

L’unica arma a nostra disposizione è una pala con cui scavare delle buche che fungeranno da trappola per i nemici che si aggirano nel quadro. Una volta caduti all’interno sarà necessario prenderli a badilate per farli precipitare al livello inferiore ed eliminarli del tutto.

Dal punto di visto tecnico il gioco non presenta particolarità: la piattaforma hardware è basata su una CPU Z80, la grafica ha una risoluzione standard di 192×256 pixel con una palette di 16 colori.

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RCA Studio II, una console nata vecchia

RCA (Radio Corporation of America) era negli anni ’70 uno dei più grandi produttori americani di apparecchi elettronici ma era rimasto tagliato fuori dal nuovo mercato delle console dopo aver colpevolmente snobbato il progetto del “videogame-system” da collegare alla TV proposto da Ralph Baer, che fu qualche tempo dopo concretizzato da Magnavox con la sua storica e strafamosa Odyssey.

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Activision e i giochi di terze parti

Quando David Crane fu assunto all’Atari nel 1977, la compagnia aveva appena completato il processo di maturazione, da start-up della Silicon Valley a multinazionale orientata al mercato di massa dell’intrattenimento. Nolan Bushnell, lo storico fondatore, era stato costretto a vendere alla Warner per procurarsi i fondi necessari al lancio del VCS.

Racconta Crane:

All’inizio era un posto magnifico in cui lavorare, creavamo giochi all’avanguardia e si definivano gli standard di una nuova industria. Ma la nostra creatività fu presto soffocata dalle logiche di una grande azienda che cura esclusivamente i bilanci, il nuovo CEO voluto da Warner aveva molto poco in comune con la mentalità di noi programmatori, continuava a promettere bonus e incentivi che non intascammo mai. La gratificazione in un ambiente di lavoro è fondamentale, e il mio umore era già abbastanza basso. Quando lessi che i giochi di cui avevo curato lo sviluppo e di cui ero l’unico responsabile avevano fatto incassare alla società decine di milioni di dollari mentre io lavoravo nel completo anonimato con un salario di $20,000. Qualcosa non quadrava, era evidente.

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Atari Video Computer System

Quando la popolarità di Pong iniziò la parabola discendente e la Fairchild introdusse il Channel-F (la prima console ad usare cartucce ROM), Atari realizzò che il mercato dei videogiochi casalinghi stava per subire degli stravolgimenti a cui si sarebbe dovuta adeguare in fretta per mantenere la sua leadership.

Era tramontata l’era delle console che erano in grado di eseguire un singolo gioco, così nel 1976, Atari avviò il progetto Stella, una nuova piattaforma per videogiochi su cartuccia.

Durante la fase di sviluppo Atari investì molte risorse ma i fondi non erano sufficienti per completare il progetto e metterlo in produzione. Nolan Bushnell, lo storico fondatore dell’Atari, alla disperata ricerca di capitali, decise di vendere in blocco tutta la compagnia alla Warner Communications per 28 milioni di dollari nell’ottobre del 1976.

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Fairchild Video Entertainment System

Fairchild Semiconductor fu fondata nel 1957 come una sussidiaria della Fairchild Company per sviluppare circuiti integrati basati su quel materiale che diventò il simbolo dell’innovazione di quegli anni: il silicio. In questa azienda giocarono un ruolo fondamentale due personaggi di cui avrete sicuramente sentito parlare,Robert Noyce e Gordon Moore, i futuri fondatori dell’Intel.

Verso la metà degli anni ’70 la Fairchild, forte della sua esperienza nei circuiti ad alta integrazione, decise di fare il suo ingresso nel segmento dei microprocessori con l’F8, una CPU a 8bit a 1,78 MHz.

Questa CPU trovò immediata applicazione in campo videoludico e avviò una vera rivoluzione del mercato.

Nell’agosto del 1976 la Fairchild lanciò la sua console Channel-F VES (Video Entertainment System), bruciando sul tempo la RCA che aveva in cantiere un progetto simile.

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Namco, dai cavalli a dondolo a Pac-Man

La storia di Namco, decennale protagonista del mondo videoludico, inizia nel lontano 1955 quando Masaya Nakamura fondò a Tokio la “NAkamura Manufacturing COmpany”, azienda inizialmente impegnata nella produzione di cavalli a dondolo a gettone e altre attrazioni destinate ai bambini in visita ai centri commerciali di Yokohama.

Questa attività continuò per tutti gli anni ’60 e furono stretti accordi commerciali anche con la Walt Disney per la produzione di questi “giocattoloni da cavalcare” basati sui personaggi della casa americana.

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Compugraph, le foto di Atari

Durante il 1974 Atari attraversava una grave crisi finanziaria e dopo aver monetizzato il successo dei suoi primissimi arcade game era nella condizione di dover ridefinire il suo business e le strategie commerciali. “O si cambia o si chiude” dichiarava Bushnell senza mezzi termini.

Ecco spiegato il fiorire delle filiali all’estero e della “pinball division” che ponevano Atari come produttore di sistemi d’intrattenimento a tutto tondo.

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Mystery House, la prima avventura grafica

Roberta Williams è stata per circa vent’anni una delle figure di riferimento nello sviluppo delle avventure grafiche, un game designer geniale che ha apportato delle innovazioni tali da contribuire al concetto stesso di videogame.

Nel gennaio del 1980, pur non avendo un background informatico, ma essendo una semplice appassionata di romanzi gialli e racconti fantasy, Roberta Williams si cimentò, con l’aiuto di suo marito Ken, nella scrittura di un’avventura per Apple II.

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