Author Archives: Barbara Celli

E.T., flop clamoroso per Atari

Nel luglio del 1982, circa un mese dopo il debutto cinematografico di E.T., l’Atari ottiene la licenza per la realizzazione dell’omonimo videogioco, prevedendone l’uscita nel periodo natalizio dello stesso anno.

Tuttavia, il titolo in questione non ottenne affatto il successo sperato: anzi; ancora oggi, dopo oltre 25 anni dal suo debutto commerciale, viene da molti ricordato come uno dei peggiori videogiochi della storia.

Le cause di un tale insuccesso sono state diverse.

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Kenbak-1, il primo personal computer

Il Kenbak-1, designato dal “Computer History Museum” e dall’”American Computer Museum” come primo “personal computer” al mondo, fu, più precisamente, la prima macchina stored-program (ovvero basata sull’architettura di von Neumann) e ideata per l’uso personale disponibile in commercio.

Progettata principalmente per scopi educativi da John Blankenbaker della Kenbak Corporation nel 1970, fece la propria comparsa l’anno seguente ad un convengo di insegnanti della scuola secondaria e fu venduta al prezzo unitario di 750 $.

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Mark-8, il microcomputer “Fai-da-te”

Nel luglio del 1974, la rivista americana Radio Electronics Magazine appassionò i propri lettori con la pubblicazione di una guida relativa alla costruzione casalinga di un microcomputer, il Mark-8, per la ragionevole cifra di 300 dollari.

Sviluppato da Jonathan Titus, giovane ingegnere della Blackburg, si tratta di un kit (o meglio, di un progetto, visto che gli stessi pezzi necessari alla sua realizzazione erano da ricercarsi separatamente) privo di alimentatore, monitor, tastiera e interfaccia di backup; prevedeva l’impiego del microprocessore a 8 bit Intel 8008 e l’utilizzo di una memoria RAM pari a 256 bytes, estensibile fino a 16 Kbit.

Per costruire il Mark-8, l’utente avrebbe dovuto innanzitutto acquistare, dalla stessa Radio Electronics, il manuale completo e comprensivo di 48 pagine di istruzioni dettagliate.

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Cray-1, il primo supercomputer

Il primo grande successo nella progettazione di quei complessi calcolatori, conosciuti come super-computer, è da attribuire indubbiamente al Cray-1, sviluppato nel 1976 dalla Cray Research del Minnesota.

Sostanzialmente, si trattava di una macchina con una potenza senza pari e con una mole tale da esortare Seymor Cray, direttore del team di progettisti, a ideare un particolare sistema di raffreddamento al Freon (il CDC6600 Freon-cooling system) per dissipare le enormi quantità di calore prodotte ed evitare la plausibile fusione.

Il CRAY-1 offriva, di fatto, prestazioni impensabili per l’epoca: aveva una potenza di 160 megaflops, ovvero era in grado di eseguire 160 milioni di operazioni floating-point al secondo, e possedeva una memoria principale di 8 megabyte.

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STacy, l’Atari ST portatile

Per anni, Atari parlò di avere in progetto la realizzazione di una versione portatile del sistema ST, ma fu solo verso la fine del 1989 che fu annunciata la nascita di STacy.

Pensato principalmente per un target di musicisti professionali era, infatti, l’unico portatile dell’epoca a disporre di porte MIDI di serie.

STacy completò le caratteristiche base di un ST con la propria CPU integrata, una pratica tastiera, un dispositivo di puntamento di tipo trackball, un hard disk opzionale e uno schermo LCD in bianco e nero da 9″, in grado di operare unicamente in modalità grafica 640×400 (altri standard grafici, potevano essere utilizzati solo ricorrendo ad un monitor a colori esterno).

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MultiTech Microprofessor, il computer “libro”

Il Microprofessor I, introdotto sul mercato nel 1981 dalla MultiTech azienda che, pochi anni dopo, diventerà la ben nota Acer, è un micro-computer a scopo didattico, dalle dimensioni simili a quelle di un dizionario.

In effetti, lo stesso design del MultiTech Microprofessor si discosta dall’idea tradizionale di un classico computer.

Il sistema, costituito da una singola scheda su cui sono assemblati tutti i componenti, è inserito in un particolare case di plastica che, una volta chiuso, può essere facilmente riposto in una libreria.

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HP-85, il computer con stampante integrata

Nel gennaio del 1980, dopo quattro anni di lavoro top-secret sul sofisticato calcolatore denominato “Capricorn”, la Hewlett Packard mette a punto la sua nuova macchina, l’HP-85.

Inizialmente rivolto ad un ambito professionale, questo computer utilizza un particolare microprocessore a 8 bit in grado di offrire una precisione a dodici cifre, valore di accuratezza impensabile per l’epoca, e combina in un singolo case una piccola stampante termica, una tastiera alfanumerica, un display CRT da 32 caratteri in bianco e nero con monitor da 5″ e un registratore di cassette.

Una delle principali differenze tra HP-85 e gli analoghi sistemi sul mercato, infatti, consiste nell’impiego di cartucce per la lettura e la scrittura di programmi e dati.

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Advantage, il computer “all-in-one”

Secondo computer prodotto dall’azienda elettronica “Northstar”, l’Advantage apparve sul mercato a partire dai primissimi anni ’80.

Si trattava, in pratica, di un sistema “all-in-one” comprensivo di processore, monitor, tastiera e memorie secondarie.

Definito come un computer quasi “indistruttibile”, il Northstar Advantage sfruttava il microprocessore Zilog Z80 a 4 MHz, possedeva 64K di memoria RAM nonché 16K aggiuntivi di RAM grafica e due floppy disk drive integrati.

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Shinobi, l’indimenticabile ninja di SEGA

Shinobi, tuttora considerato un classico intramontabile, è indubbiamente uno dei titoli più fortunati fra quelli editi dal colosso giapponese SEGA.

Apparso nelle sale giochi a partire dal 1987, ha mantenuto vivo il proprio successo grazie alle numerose conversioni per le principali piattaforme dell’epoca (come “Atari ST”, “Commodore 64″ e “Sega Master System”, giusto per citarne alcune) e grazie a un flusso costante di sequel che si protrae fino ai nostri giorni.

Includere Shinobi nel genere videoludico dei beat’em up, come invece fecero gran parte delle riviste specializzate in quel periodo, è decisamente fuorviante. Per essere più precisi, potremmo definire il titolo come un Run and Gun, sviluppato su una classica struttura a due dimensioni con scrolling orizzontale.

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Film Disc, lo standard flop di Kodak

Il FotoDisco, più noto a livello internazionale come Film Disc, fu un formato ideato da Kodak nel 1982 e destinato al mercato dell’elettronica di consumo.

L’intenzione di base era quella di sviluppare e migliorare la precedente linea Instamatic, rendendo ancor più semplice il caricamento di una nuova pellicola, in una fotocamera che potesse funzionare comodamente in qualsiasi condizione di illuminazione.

Fu, essenzialmente, uno dei primi standard alternativi al classico rullino, costituito da fotogrammi della dimensione di circa 8×10,5 millimetri, inseriti circolarmente in un apposito disco plastificato, in modo del tutto analogo ai dischi del View Master.

Ogni disco permetteva fino a 15 pose fotografiche, con una rotazione di 24° tra ogni singola immagine.

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